mercoledì 15 novembre 2017

Hotel California. Storia di una paranoia - Due chiacchiere con l'autrice Dalila Porta

Come vi avevo accennato in precedenza nella recensione del suo libro Hotel California. Storia di una paranoia, ho scambiato due chiacchiere con Dalila Porta.



Dalila, una giovane partenopea, che oggi vive a Manchester, e dalle diverse passioni tra cui i viaggi, la fotografia, i libri (sia leggerli che scriverli a quanto pare!) e la musica. Ma iniziamo!

Ciao Dalila, intanto ti faccio i complimenti perché ho trovato il libro molto bello, delicato nella lettura e soprattutto scorrevole. Adatto anche a chi di tempo a disposizione per la lettura ne ha poco.
Passiamo a qualche domanda:

1) L’idea del libro, come nasce?

Ciao Alessia, prima di tutto grazie per l'opportunità, è un piacere collaborare con una ragazza tanto disponibile e gentile. 
Il romanzo era stato concepito originariamente come racconto. C'era un concorso letterario che mi tentava, al quale era possibile partecipare con un lavoro non superiore alle sette cartelle. Però la trama mi è sfuggita di mano, i pensieri si sono sviluppati in un modo incontrollabile, e ho deciso di renderlo un romanzo. 

2) Perché hai scelto Hotel California? 

Il romanzo è ispirato al mondo della musica. Hotel California è, semplicemente, la mia canzone preferita. In assoluto. 

3) Come hai deciso l’ambientazione del libro?

Qualche anno fa ho viaggiato molto. Ho visitato diverse capitali, sono stata in posti bellissimi e ho conosciuto gente fantastica. Sono rimasta molto affascinata dalla cordialità e dalla spontanea gentilezza dei portoghesi. Nello specifico, sono stata a Lisbona. Il romanzo è ambientato a Coimbra, che non ho mai visitato, ma dopo qualche ricerca sul Portogallo ho scoperto che era funzionale alla storia.

4) Quale personaggio rappresenta più te stessa?

Questa non è una domanda, bensì LA domanda! 
 I miei personaggi sono un equilibrio di fantasie e di realtà, dunque non c'è un personaggio che mi rispecchia di più. Sono del parere che ogni scrittore, già affermato o esordiente, parli un po' di sé. C'è una certa continuità fra i personaggi di diversi romanzi di uno stesso autore. Tuttavia, è poco elegante scoprirsi troppo, meglio tenere qualche segreto per sé.

5) Come nasce la tua passione per la scrittura e poi l’idea di fare un libro?

La scrittura per la passione nasce quando ero ancora una ragazzina. Avevo i capelli alla Britney Spears, le ginocchia sbucciate e i libri nascosti fra i giocattoli. Ero affascinata dai libri, sia come oggetti sia come possibilità di vivere una realtà diversa. Ho dunque deciso che avrei scritto i miei.
6) Raccontami qualcosa di te, scommetto sei anche un’intenditrice di musica?

Un'intenditrice di musica forse è eccessivo. Sono appassionata di musica rock, soprattutto quella di quando i nostri genitori avevano la nostra età. Ma anche di pezzi moderni e band che suonano ancora. Mi piace la musica che mi fa star bene. 

7) Mi hai detto che vivi a Manchester, come mai questa decisione?

Vivo a Manchester perché qui ci sono tante possibilità. Adesso lavoro come amministratrice presso un'azienda, conduco una vita autonoma e indipendente. Chiaramente mi manca la mia mamma, ma adesso non riuscirei a vivere con i miei genitori; forse un giorno rimpiangerò di aver detto queste parole ma per adesso è così.

8) Quale personaggio è stato più difficile scrivere? 

I personaggi principali della mia storia sono tre. Con Annie ho avuto un sacco di difficoltà. Sembrava proprio ribellarsi mentre la stavo costruendo, con quel suo carattere fuori dagli schemi. Annie vive una strana vita: come si comporterebbe una persona che si trova nei suoi panni? Questo provavo a pensare, mentre Annie cresceva e diventava donna nonostante le avversità. 

9) Quale parte del libro hai trovato più facile scrivere? Una di quelle che ti è venuta senza doverci rimuginare troppo sopra.

Le prime cento pagine. Ho sempre molti dubbi sui finali, forse perché non mi piacciono gli addii.

10) Hai trovato difficile scrivere questo libro? Anche e soprattutto nel processo creativo.

Hotel California non è stato difficile da scrivere, è stato difficile da condividere. Ne sono stata così assorbita che per un certo tempo ne sono stata gelosissima. Poi ho realizzato che è ingiusto faticare tanto per poi nascondersi. Sarebbe stato ingiusto per le nottatacce in bianco trascorse a scrivere, quelle trascorse a rileggere le bozze, correggere gli errori, raccogliere materiale utile. Sarebbe stato quasi criminoso gettare tutto in un buco nero e lasciare che il romanzo venisse assorbito dal vuoto.

Ringrazio tantissimo Dalila per la pazienza e la gentilezza dimostrata, le faccio tanti complimenti e spero che, alcune di queste risposte possano esservi da ispirazione, come lo sono state per me.

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